C A T A L O G O
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Titolo: Breviario di neolinguistica
Sottotitolo: Manuale di filologia romanza
Produttore: Mucchi Editore
Autore: Giulio Bertoni - Matteo G. Bartoli
Curatore:
Argomento: Filologia
Collana: Filologia e linguistica
ISBN: NO-CODICE
Anno: 1928
Formato cm: 12.0x17.0
Numero Pagine: 128
Numero Edizione: 1
Numero Volumi: 1
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Vi sono due modi principali di studiare le lingue: l'uno, che è quello invalso sino ad oggi, è proprio dei così detti neogrammatici; l'altro è quello propugnato dai "neolinguisti". I neogrammatici, che si riattaccano, come si sa, alla scuola di Lipsia e che hanno al loro attivo una somma ingente di lavoro coscienzioso e meritorio, finiscono, malgrado le loro intenzioni, con istudiare la lingua come si studia un fatto immutabile e fisso, una cosa inerte, che non varia e non può variare, conchiusa in se stessa, inattingibile nella sua essenza al pensiero, che vi si affatica intorno senza riuscire a penetrarla nella sua intimità. La lingua, allora, scissa dall'attività creatrice, si presenta con i caratteri della natura, governata da leggi imprescindibili, cieche, arcane. Ma queste leggi, se ben si guarda, sono ricavate dai fatti già consumati o perfetti e non possono valere che come constatazioni dei modi svariati onde la realtà linguistica si mostra a noi oggettivamente proiettata nel passato. Ora, i neogrammatici scambiano erroneamente queste leggi per norme trascendenti, che reggano lo svolgimento linguistico nel passato, nel presente e nel futuro, come se le lingue si evolvessero sotto l'impero di forze mitiche e inconoscibili e non creassero esse stesse le loro leggi durante il loro sviluppo. Ne viene che per i neogrammatici i frangimenti dei dittonghi, a ragion d'esempio, i digradamenti, le cadute consonantiche e vocaliche, ecc. sono tutti fenomeni che coinvolgono le lingue in uno spazio e in un tempo determinati, indipendentemente, si può dire, dall'azione dell'individuo, che subisce e non crea codesta forza arcana, di cui non si può dar ragione. Anche ne viene che, raccogliendo entro certi limiti di spazio e di tempo un certo numero di caratteri comuni, che trovano la loro giustificazione in particolari condizioni storiche (sociali, geografiche ecc.), si riesca ad ottenere una fisionomia fittizia di un dialetto o di una parlata letteraria. Sono "astrazioni", che per la loro stessa natura si sottraggono sempre ai tentativi di chi voglia fissarle o individuarle con esattezza o precisione. Non si potrebbe immaginare una concezione più materialistica di questa, alla quale sono ispirate quasi tutte le ricerche linguistiche sino ai nostri tempi, che vedono schiudersi ormai altri orizzonti più liberi e sereni. I neolinguisti, infatti, fanno delle "leggi" e delle "astrazioni" dei neogrammatici il conto che si deve fare d'ogni sussidio pratico. Le considerano, cioè, quali utilissimi schemi di classificazione e non ne negano la grande comodità, ma non riconoscono loro nessun carattere di verità, qualora siano concepite (sia pure senza intenzione) come un limite all'attività linguistica. Prezzo:
€ 10,00
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