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Dell'opera in musica sul teatro italiano e de' suoi difetti

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Dell'opera in musica sul teatro italiano e de' suoi difetti
Sottotitolo
di Niccola Tacchinardi
Autore
Tacchinardi Niccola
Uscita
1995
Numero Pagine
80
ISBN
978-88-7000-312-3
Formato cm
14 x 20
Prezzo di vendita10,00 €

Dell'opera in musica sul teatro italiano e de' suoi difetti si presenta con caratteri singolari rispetto alla precedente letteratura musicale. Nonostante il titolo, infatti, non può essere considerato un trattato sull'opera paragonalbile alle dissertazioni che impegnarono i letterati italiani del Settecento. L'opuscolo è dedicato da un cantante al tramonto della sua carriera a giovani cantanti e quindi, non inserendosi in alcun dibattito letterario, come avviene spesso nel Settecento, non ebbe a quel tempo alcuna cassa di risonanza; e, inoltre, le sue caratteristiche, che lo rendono diverso da un trattato di canto tradizionale, lo esclusero dalla pratica delle scuole di canto. Si fonda sull'esperienza personale dell'autore rielaborata in funzione pedagogica. Quando vi si criticano i difetti e le incongruenze del teatro musicale si sente che chi scrive è stato protagonista di quel mondo, e le indicazioni suggerite e le soluzioni proposte appartengono anch'esse alla sfera della prassi: mancano riferimenti a principî teorici, a criteri estetici che siano alternativi o, comunque, in contrasto, con quelli comuni e dominanti nel teatro operistico del primo Ottocento. La condanna dei difetti non è dunque fatta sulla base di un ideale estetico astratto e letterario, bensì scaturisce dall'intuizione pratica della dignità a cui potrebbe assurgere il teatro d'opera se vigesse in esso un maggior rigore, e una maggiore consapevolezza artistica. Specie da parte del cantante. Il cantante, considerato dalla trattatistica settecentesca come l'elemento anarchico e imprevedibile della rappresentazione teatrale, oggetto di satira o di condanna, è al centro della «riforma» vagheggiata da Tacchinardi qualora realizzi appieno le sue potenzialità artistiche e drammaturgiche e abbia coscienza della dignità del suo ruolo. A tratti figura quasi ideale mediante la quale l'autore celebra con orgoglio anche la sua figura di artista, il cantante non è solo uno strumento, giudicato sulla completa padronanza della tecnica vocale, ma è un perno importantissimo attorno al quale ruota l'azione teatrale. Anche in questo caso l'autore desume dalla propria esperienza artistica: il modello melodrammatico di cui Tacchinardi come esecutore era stato partecipe prevedeva la centralità della prestazione del cantante, creatore del ruolo. Non a caso Stendhal intuì che la fortuna del repertorio rossiniano era strettamente legata all'eccezionalità degli esecutori. Di lì a poco questa centralità assoluta del cantante sarà insidiata da altre figure quali il compositore e il direttore d'orchestra.

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