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Le Pergamene nell'Era digitale

C A T A L O G O / Archivi ecclesiastici / Le Pergamene nell'Era digitale
Le Pergamene nell'Era digitale
Sottotitolo
Atti dei convegni di Spezzano (3 settembre 2004) e di Ravenna (24 settembre 2004)
Autore
AA.VV.
Uscita
2005
Numero Pagine
166
ISBN
978-88-7000-436-6
Formato cm
17 x 24
Prezzo base, tasse incluse15,00 €
Prezzo di vendita12,75 €

Come scrive Carla Palma, «"tutela e fruizione" è il binomio che sintetizza gli obiettivi comuni a tutti i progetti che applicano ai fondi pergamenacei le tecnologie di riproduzione digitale. Si attua la tutela con la consultazione sostitutiva dell'immagine del documento; si attua la tutela con la catalogazione visiva che conserva la testimonianza dello stato di conservazione; si agevola la fruizione, rimediando alla difficoltà di accesso, con l'archiviazione delle immagini in una banca dati il cui contenuto possa essere reso disponibile anche da remoto; ancora si agevola la fruizione perché il mezzo tecnico può consentire una percezione visiva più efficace. Un binomio, dunque, tutela e fruizione, che la tecnologia digitale connette sinergicamente con efficacia. Se la realizzazione di questo duplice obiettivo conseguibile con la riproduzione digitale sta a cuore ad ogni soggetto conservatore di documenti, per una Soprintendenza Archivistica coincide con la sua ragione istituzionale costituire un archivio digitale dei fondi pergamenacei vigilati, allo scopo di tutelarli dalle dispersioni cui vanno soggetti e di garantirne un uso più diffuso e generale di quello assicurato dagli stessi proprietari».Queste motivazioni hanno indotto la Soprintendenza Archivistica per l'Emilia Romagna a proporre al Centro studi interregionale sugli archivi ecclesiastici di Fiorano Modenese di dedicare il suo IX convegno di studi a Le pergamene nell'era digitale. La necessità fortemente avvertita di fare il punto della situazione per quanto riguarda ciò che già si è sperimentato nel settore specifico delle raccolte dei fondi diplomatici, come punto di partenza imprescindibile «per codificare le buone pratiche adottate in attesa che siano diffuse a livello nazionale delle necessarie linee guida che da ora in poi orientino all'efficace uso di standard».

Il convegno, organizzato, come ormai è tradizione consolidata, in collaborazione con la Società di Studi Ravennati, si è svolto in due giornate - tenutesi rispettivamente a Spezzano di Fiorano Modenese e a Ravenna il 3 e il 24 settembre - e ha visto la partecipazione numerosa di quanti lavorano nel settore della digitalizzazione di questa particolare tipologia archivistica - studiosi, archivisti, informatici e responsabili di istituzioni archivistiche provenienti da tutta Italia -, che hanno colto l'occasione di incontro-confronto che offriva.

Molte sono le riflessioni emerse dal convegno, una sopra tutte: che la digitalizzazione documentaria non è una mera azione di riproduzione, ma è sempre all'interno di un progetto scientifico di cui le immagini sono soltanto una parte. Su questo aspetto hanno insistito tutti i relatori, evidenziando come alla base di ogni intervento di riproduzione digitale vi debba essere sempre un accurato progetto, sia archivistico che informatico.

La digitalizzazione documentaria comporta infatti una intersezione forte fra le aree di competenza archivistica e informatica, da cui deriva la necessità di una stretta collaborazione fra le due professionalità, come hanno sottolineato nella loro relazione «a quattro mani ovvero a due voci» Marina Brogi e Giovanni Tartaglione: «lavorando insieme si rompe la usuale rigidità cliente/fornitore e gli obiettivi diventano un bagaglio comune, un patrimonio condiviso e orientato verso il miglior risultato in termini di qualità ed efficacia».

D'altra parte, come rileva Francesca Klein, «la produzione di immagini documentarie di documenti molto antichi, sciolti, arrotolati, di formato e condizioni di conservazione estremamente variabili è di per se stessa una sfida alle possibilità delle tecnologie di digitalizzazione», ma è anche una sfida archivistica perché l'obiettivo è quello «di andare oltre le immagini e di costruire uno strumento di ricerca scientifica utile alla definizione del fondo archivistico nel suo complesso».

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